(Martin, non Marley. In questo post non si parla di labrador).
Sto leggendo la saga fantasy di George R.R. Martin.
E’ ambientata in un mondo secondario che assomiglia al nostro medioevo: sette regni che sono diventati un impero e le lotte che seguono alla morte dell’imperatore. Ci sono anche draghi, morti viventi e gente misteriosa che cavalca alci (che secondo me alla prima frenata brusca ci rimettono gli occhi, ma tant’è). Comunque all’inizio la componente fantasy è talmente ridotta, che andrebbe benissimo per spiegare ai ragazzi come funzionava il Medioevo -tranne che ci manca la cosa più importante, cioè il cristianesimo. E che dà assuefazione e quindi poi dovreste portare i ragazzi in un centro di recupero per lettori di Martin (i sintomi più eclatanti della sindrome sono: nervosismo, isteria, approfondimento della lingua inglese per leggere le nuove puntate appena escono, sadico rifiuto di fornire spoiler a chi ha appena iniziato a leggerla e/o non sa l’inglese).
Comunque la caratteristica più decisiva è che la saga è scritta con una tecnica molto particolare: focalizzazione interna multipla. Non ci sono capitoli numerati, ma ciascuno prende titolo dal personaggio che segue, e l’autore ci racconta la storia dal punto di vista particolare di ognuno di loro. Ogni tanto qualcuno muore, ed ogni tanto il testimone passa ad un personaggio finora visto dall’esterno.
All’inizio la maggior parte dei personaggi seguiti appartengono alla casata degli Stark, e quindi il lettore ignaro ne deduce che siano i protagonisti e fa, molto naturalmente, il tifo per loro. Poi però, impercettibilmente la percentuale diminuisce a favore dei loro avversari, i Lannister, ed il lettore viene portato, insensibilmente, a cambiare fazione.
Perlomeno, così succede a me.
Perchè la focalizzazione è interna.
E se dal di fuori un certo personaggio fa delle azioni imperdonabili, quando impari a conoscerlo dal di dentro e vedi, dal di dentro, le condizioni che hanno fatto di lui quello che è, ciò che provava in quel momento, il rimorso che ne ha… Tutto cambia.
Ora rendetevi conto. Io non sopporto la suspence. Fin dall’inizio, sadici amici mi hanno messo in guardia dal fatto che in questi romanzi tutti possono morire, compresi i protagonisti (e infatti…), che nessuno è buono e chi lo è spesso fa più danni alla propria causa dei malvagi stessi, che tutti possono cambiare e tutti possono rivelare all’improvviso altri scopi e altre nature… Insomma, che non ci sono certezze. L’incertezza mi uccide e così, quando l’autore mi pianta in asso un personaggio sul più bello (cioè sempre), o, per essere più precisi, sul più brutto (tipo nel momento in cui viene colpito alle spalle da non si sa chi, incontra con grande sorpresa qualcuno che non ti viene detto chi sia, o viene ferito non si sa come) presa dall’ansia sfoglio il libro, scopro il più delle volte che il ***** autore ha fatto finire il libro senza dare ulteriori indicazioni, e quindi sfoglio velocemente anche il libro successivo, per scoprire almeno quali personaggi saranno ancora in circolazione e quali sono spariti.
E così, sbirciando avanti, ho scoperto, per esempio, che la più antipatica dei personaggi femminili diventerà un personaggio a focalizzazione interna. E io non voglio trovarla simpatica, non voglio! Ma so già che finirà così.
Perchè la focalizzazione è interna.
E ho capito ora perchè Dio è misericordioso.
Perchè anche Lui segue la focalizzazione interna.