Lo Stato chiama

ed il docente risponde.

Non importa che nella scuola paritaria si trovi bene, che sappia benissimo che la scuola statale si chiama “buona” in un flebile tentativo di autoconvinzione, che voglia bene ai ragazzi che ha, che abbia loro promesso di portarli alla maturità, che rischi di venire spedito chissà dove, che abbia una situazione familiare e professionale che potrebbe autorizzare un minimo di rischio.

Non importa. Lo Stato ti ha chiamato per darti il RUOLO. Ruolo che tu già rivesti, con un bel contratto a tempo indeterminato, ma non è questo il punto. E’ che è lo STATO che ti sta dando il RUOLO.

E no si può dire no. Impensabile. Non è nemmeno una scelta, è una chiamata del destino. Un evento temuto ma ineluttabile. Come una chiamata alle armi. “Addio mia bella, addio, il battaglione se ne va, e se non partissi anch’io sarebbe una viltà, E SE NON PARTISSI ANCH’IO, SAREBBE UNA (staccato) VIIIIIIL-TAAAAAAAAA'”.

Quelli andati via lo scorso anno con la fase A, B e C, vengono e ti mostrano la relazione del primo anno di insegnamento nella statale (perchè anche se insegni da venticinque anni nella paritaria, lo Stato quando ti assume ti fa fare l’anno di prova, sotto la guida di un tutor che insegna da un quarto dei tuoi anni) dove hanno descritto come “esperienza significativa di insegnamento” gli anni passati nella paritaria descrivendoli come paradisiaci. Ti telefonano dicendoti che vogliono fare volontariato nella tua scuola, pur di ritornarci dentro a respirare quel clima. Ti raccontano amareggiati che nella scuola statale i colleghi non si salutano neppure.

Quelli che hanno detto NO al ruolo ti invitano a fidarti, ti mostrano la loro esperienza, ti fanno notare di non essere finiti sotto un ponte e la loro soddisfazione per essere rimasti.

Ma niente. Lo Stato chiama e il docente risponde.

Non come uno che deve fare una scelta. Come uno che è stato scelto e deve andare. Piange, singhiozza, geme, ma va. Perchè è stato chiamato dallo STATO. Che è l’unico che gli può dare il RUOLO.

Sapete che vi dico?

Nihil il suo ruolo se l’è fatto dare da Dio ed è molto più serena e contenta. Perchè non si possono servire due padroni. Il mio è migliore.

Pubblicato in Uncategorized | 19 commenti

31 luglio

Piccolo summit responsabili (senza il prete): un gruppo di fanciulle capeggiato dalla nostra esperta in GMG desidera andare via prima della fine della Messa per sfuggire all’effetto trappola dell’esodo generale. Fra loro un’unica minorenne: devono essere accompagnate da una responsabile? Nihil dice di no, perchè non vuole andarsene. L’altra responsabile dice no, perchè non vuole andarsene, ma alla fine viene presa dallo scrupolo e le accompagna lei. Nihil si sente molto egoista ma decisamente non vuole andarsene, perciò resta a capo del gruppo in solitaria. Peccato che nessuno la consideri, ma pazienza.

Terminata la Messa, Nihil si scatapulta con il suo telone blu ad occupare l’unico angolo d’ombra sotto un albero miserello, pendenza 45 gradi. I ragazzi non vogliono spostarsi, ma alla fine appurato che a) Il prete ci deve vedere per forza perchè siamo a dieci metri da dove eravamo b) il luogo è grande abbastanza perchè tutti possano distendersi (pendenza a parte) c) il luogo è all’ombra, siamo ormai ben cotti e dobbiamo aspettare parecchio, si decidono a raggiungermi sotto l’albero con le loro masserizie. Arriva il prete (molto fiero dell’ombrellino bianco che ha avuto in cambio del suo servizio) e mangiamo il nostro pranzo dividendolo fraternamente, cioè cercando di rifilare a qualcuno il riso e mais e il salamino chilometrico in cambio di qualcosa di vagamente più commestibile. Ci passa davanti una folla innumere. Raccogliamo il cibo che nessuno intende mangiare e lo portiamo ai militari della tenda dell’acqua, cercando di spiegare a gesti il concetto che non vogliamo vada sprecato per cui lo diamo a loro nella speranza che sappiano che farsene. Non sappiamo se capiscono ma lo prendono con sorrisi gentili.

Mentre ci predisponiamo felici a farci un pisolino all’ombra del nostro alberello il sole sparisce e inizia il temporale quotidiano. Ci ripariamo alla meglio con i teloni blu, brontolando contro il meteo dispettoso. Alla fine, considerando che non possiamo farci il pisolino e che la folla incomincia a sembrare più rada, decidiamo di raccattare le nostre cose e ripartire.

dscn0557

Decisamente sarà un bell’affare ripulire il posto.

Nihil ha sostituito le scarpe distrutte con un paio di espadrillas che sui sassi non sono il massimo, ma cammina accanto ad un prete distrutto che tuttavia cammina cantando, e quindi cammina e canta pure Nihil (sottovoce, per non far turbare le orecchie dei presenti). La strada è sempre lunga.

Arrivati in prossimità dell’autobus, Nihil propone una sosta in un giardinetto. Il prete consulta la magica app degli autobus cracoviani e scopre che c’è un bus che ci porta davanti a casa, da prendere poco lontano. Un altro gruppo, adocchiata la app, chiede se può seguirci: hanno perso il loro prete dotato di app ma sono della nostra stessa casa. Li adottiamo.

Una folata di vento piega gli alberi quasi a terra. Ci reinfiliamo gli impermeabili e veniamo investiti da una bomba d’acqua per la quale servirebbe uno scafandro da sub. Corriamo sotto il tetto di un distributore, ma siamo troppi e siamo comunque esposti alla pioggia, perciò ci lanciamo verso la fermata. Nihil segue degli impermeabili, non riconosce le voci, non sa se sta seguendo il gruppo giusto, la pioggia l’acceca, scende dal marciapiedi e sprofonda fino al polpaccio in un fiume diaccio, i tombini riversano acqua e sulle strade ci si potrebbe andare in canoa. Chiama Lello e sente rispondere, così insegue gli stessi impermeabili con ostinata rassegnazione. Alla fermata, al suo patetico “dov’è Lello?” il portatore lo mostra, spiegando abbastanza depresso che Lello si è imbevuto d’acqua e pesa dieci volte tanto, motivo per cui non svetta sopra le teste ma viene tenuto  basso.  Ci chiediamo se la bomba d’acqua farà sparire gli autobus, ma incrediblmente il nostro bus arriva come da orario dell’app. Ci saliamo, inondando gli infelici passeggeri e sgocciolando per ogni dove.  I ragazzi ridono e parlano, come se una bomba d’acqua di tale portata fosse ordinaria amministrazione. Nihil si chiede che fine abbiano fatto gli schermi giganti e tutta l’apparecchiatura al Campus Misericordiae. Ma forse là non è successo nulla, sono fenomeni molto localizzati. In particolare sopra Nihil, si direbbe.

In qualche modo siamo a casa. Le ragazze si sono fatte la doccia e sono tranquille e beate. Fanno un tentativo di vantarsi della propria prudenza ma davanti a Nihil fradicia, infreddolita ed esausta, cambiano prudentemente discorso. In ogni caso, Nihil è comunque molto soddisfatta di essere rimasta fino alla fine, bomba d’acqua compresa. Fatta la doccia anche noi e ridiventati abbastanza umani, siamo guidati dal prete ad un vicino centro commerciale dove c’è un KFC convenzionato. La folla è scarsa, ma Nihil non riesce ancora a trovare un menù senza peperoncino. Dopo cena vaghiamo per il centro commerciale: i negozi sono tutti chiusi. Al piano superiore c’è un negozio di animali, ma prima di arrivarci NIhil si imbatte nelle poltrone massaggianti. Incuriosita Nihil prova la poltrona massaggiante e decide che ne vuole una in convento, assolutamente. Tutti provano le poltrone massaggianti, finchè il guardiano non viene a sbatterci fuori, perchè a Cracovia i centri commerciali chiudono alle nove, ma alle otto e mezza iniziano a cacciarti via. Brontolando contro la mancanza di vita notturna dei cracoviani  ci dirigiamo verso il nostro duro ma amato pavimento.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

30 luglio giorno

La giornata inizia con le lodi e la santa Messa. La chiesa è, rispetto agli altri giorni, quasi vuota, il che ci fa capire che molti, per schivare la folla oceanica, hanno deciso di partire prima. Noi però siamo il 50% del coro e il nostro prete dirige i canti, perciò partiamo per ultimi.  La magica applicazione scaricata dal prete ci dice che strada fare, con solo qualche esitazione fra le 4 fermate di autobus presenti alla rotonda. Anche perchè tutte e quattro sono intasate di gruppi visibilmente diretti al Campus Misericordiae, perciò almeno i 3/4 delle persone stanno sbagliando fermata.  Il punto è sapere se noi siamo compresi nei 3/4 o meno.

Quando lo sferragliante e asfissiante mezzo pubblico ci vomita fuori al capolinea, vediamo che qualcuno si è accampato a mangiare, ma noi abbiamo una sacchetto con pranzo-cena-colazione-pranzo che ci attende da qualche parte vicino al campus, perciò ci incamminiamo insieme a tutto il popolo di Israele in esodo, più un quarto della popolazione di ciascuno dei cinque continenti. Sappiamo di dover fare 7-8 chilometri per arrivare al campus, quello che non sappiamo è quanto sono lunghi di fatto 8 chilometri a piedi sotto il sole cocente.

All’inizio tutto bene: c’è un filino d’ombra, bottiglie di acqua e mele in regalo lungo la via, la colonna scorre. Passiamo un bel ponte su un bel fiume, camminando come in una bella passeggiata.

Poi la colonna s’ingolfa. Ambulanze passano in su e poi passano in giù, costringendoci a ammassarci ai lati della strada.  Si cammina un metro, poi ci si ferma venti minuti, poi un altro metro. Le ambulanze spezzano il gruppo costringendoci a riparare chi qui, chi là, rimandendo separati quando la folla si richiude dopo il passaggio del mezzo. Scopriamo che le ambulanze distribuiscono acqua fresca quando ci capita di riceverla.

Dopo un tempo che NIhil non si preoccupa di misurare, essendo entrata in modalità “è così, si può solo prenderla com’è”,  il prete decide di abbandonare la strada e prendere per i campi. Ci rifugiamo nell’ombra fra una villetta in costruzione e una abitata. Il prete telefona agli altri  preti e scopre che più avanti c’è un incrocio, i bagni e la distribuzione dei sacchetti ed è questo che blocca il procedere. Decidiamo di mangiare, anche se non abbiamo il pranzo: qualcuno si era procurato qualcosa in vista del fatto che il cestino pranzo facesse schifo, e così condividiamo noccioline, cetrioli, focaccelle e mele. Arriva un altro gruppo, capitanato dal prete amico del nostro prete. Non hanno nulla e dividiamo il poco anche con loro. Una signora oltre il prato ha messo a disposizione  la sua pompa da giardino per rinfrescarsi e bere.

Il prete ci richiama al fatto che quella che per noi è la scomodità di un giorno, per tanti migranti è la normalità della vita. Viene mandato a quel paese. Il popolo esausto e senza forze si mette a suonare la chitarra e giocare a rugby nel campo. La palla da rugby finisce nel giardino della villetta, i cui proprietari si sono asserragliati e non si vedono.

Alla fine la villetta accanto a noi si apre, non solo per restituire i palloni (nel frattempo anche quello da calcio è finito nel loro cortile) ma anche per metterci a disposizione l’impianto di irrigazione. I ragazzi dell’altro gruppo hanno messo su un bagno “per le signore” con un paio di assi e una cunetta di terriccio, ma io e la responsabile decidiamo che siamo troppo vecchie e chiediamo asilo alla proprietaria della villetta. Ci fa entrare. La casa splende e lei stava finendo di ripulire il bagno dopo averlo offerto ad alcune fanciulle del nostro gruppo. Stiamo immobili, sudate, puzzolenti ed in disordine in quella casa lucida come uno specchio, sentendoci tremendamento fuori posto. Ringraziamo a profusione la signora che non capisce una parola, ma ci guarda rassegnata come a dire “che altro potevo fare?”. Le lascio qualche santino e molti sorrisi.

La coda sulla strada sembra essersi rimessa in moto, e così facciamo anche noi. All’incrocio la protezione civile ci distribuisce finalmente il sacchetto pranzo, una mela e un sacchetto di ravanelli. I ragazzi guardano i ravanelli con profondo orrore. La responsabile decanta i vantaggi dei ravanelli ottenendo più o meno la risposta avuta dal prete per la sua proposta di immedesimazione con i migranti.

Camminiamo, camminiamo sotto il sole ed arriviamo al bordo della cartina del campus. Da qualche chilometro Nihil trascina una scarpa la cui suola è mezza staccata. Abbandoniamo la strada asfaltata e anche la suola della scarpa decide di abbandonare NIhil. Nihil cammina sui sassi (siamo in una cava di roccia) con un piede nudo e informa suo Marito che neanche per un concerto di Renato Zero avrebbe mai fatto una cosa simile. “Solo per te” borbotta Nihil zoppicando miseramente dietro a Lello ormai lontanissimo. Il gruppo è diviso tra la solidarietà per Nihil ed il desiderio di arrivare il prima possibile. NIhil cerca di tenere il passo tra i sassi aguzzi e le pozzanghere melmose degli ultimi temporali.

Arrivati al nostro settore, lo scopriamo strapieno. Impossibile accamparci, la gente è già accalcata in un disordine pazzesco. Calpestiamo sacchi a pelo e gente scocciata ed il gruppo si disperde. Nihil pensa che l’unica è accamparsi fuori dal settore, sulla strada. Esce e occupa parte della strada col suo telone blu, solo per scoprire che ha perso il resto del gruppo che non ha seguito la sua indicazione e si è disperso dentro il settore.

Infine ricompare il prete che ha trovato un posto in un altro settore. Nihil raccatta due ragazzi che ha ritrovato e si va ad occupare il posto. E’ lontanissimo dagli schermi, che si vedono solo di sguincio e stando in piedi, ed è davanti ad uno stuolo di bagni, il che è comodo ma poco romantico.  Il prete come un perfetto cane da pastore che conosce l’odore delle sue pecore fa la spola e raccatta tutto il gruppo. Parte del gruppo aveva trovato un posto non male, ma secondo il prete troppo piccolo per tutti, perciò li ha convinti a trasferirsi.

Stendiamo i teloni, ci organizziamo e scopriamo che nel trasferimento nessuno ha preso il sacchetto pranzo del prete. Il prete decide che non importa e tutti si offrono di regalargli il tremendo riso e mais e salamino che ritroviamo nei nostri sacchetti. Regalano generosamente anche i ravanelli. Il prete declina con garbo l’idea di cenare con un chilo di ravanelli crudi, in solidarietà con i migranti.

Accanto a noi una signora pugliese dissemina scarpe e acqua per tenere il posto al suo gruppo. Temiamo un po’ l’arrivo dei 90 pugliesi, specialmente se urlano come la tizia in questione. In realtà arriva solo un pugliese, che dice alla signora che il gruppo ha trovato posto altrove e bisogna andare tutti là. La signora si arrabbia a morte, gridando che ha passato il pomeriggio a difendere quel luogo perchè il responsabile l’ha mandata a prendere il posto. Il signore la informa che questo posto non piace al responsabile, che ne ha trovato uno migliore. La signora pugliese manda a quel paese il responsabile e ordina ai suoi ragazzi di rimanere lì. Dopo qualche tira e molla però raccolgono le scarpe sparpagliate e se ne vanno. Sentendosi molto suora, Nihil raccatta anche l’acqua sparpagliata e l’immondizia varia e pulisce lo spazio intorno.

Gli schermi stanno trasmetetndo qualcosa, ma le radioline ovviamente non funzionano e restare in piedi per cercare di capire che succede è troppo faticoso. Infine capiamo che sta arrivando il Papa e ci alziamo come tutti: inizia la veglia.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

30 luglio notte

Della  veglia Nihil ricorda due cose, anzi tre: il Papa che ci dice di non essere sdraiati, mentre Nihil sogna solo di potersi sedere, ma se si siede non vede più niente; il dubbio se guardare laddove Gesù Eucarestia realmente è (si vede all’orizzonte una raggiera di luce che è il palco) oppure laddove lo si vede, cioè verso le schermo; il silenzio, e nel silenzio le candele, e nel silenzio i militari della tenda di fronte che sono anche loro in ginocchio, in cerchio, in silenzio, con le loro candele in mano.

Un silenzio, un silenzio incredibile.

Dopo la veglia, ci si sistema per la notte. Nihil si infila nel sacco a pelo e si produce in un numero da contorsionista di cui resterà fiera per sempre, vale a dire mettersi la tuta da ginnastica che rappresenta il suo pigiama. Ci si lava come i gatti, se i gatti usassero fazzoletti umidificati. Si sistema le proprie cose, zaino dietro la testa, pila a portata di mano, occhiali dove siano al sicuro, scarpe dove non vengano scalciate via da mandrie di gente di passaggio.

La terra è più comoda del pavimento, e mentre gli altri stanno ancora sistemandosi, Nihil ronfa già beatamente.

Quando riapre gli occhi, l’alba è un suggerimento pressante. Nihil sbircia i compagni e scopre che hanno accuratamente incartato se stessi ed i propri averi con gli impermeabili prima di addormentarsi. Nihil decide di fare ugualmente, anche se sospetta che a questo punto  sia una precauzione inutile. Dopodichè si rimette a cuccia, anche se di dormire ormai non se ne parla. Anche Lello veglia.

dscn0495

Infine la luce vince sulle tenebre ed anche il resto del gruppo, più o meno faticosamente, esce dal bozzolo. Si forma la coda ai bagni e Nihil si chiede perchè non ne abbia approfittato prima, visto che tanto era sveglia, ma comunque si dispone ad affrontare la prova “bagno chimico secondo giorno”, e ne esce vittoriosa, avendo nel frattempo compiuto interessanti studi sociologici sulle code alla GMG – dai quali emerge che la massa in coda genera spontaneamente dei vigilanti che intervengono in caso di violazione della coda, e quando essi hanno usufruito del bagno e si allontanano, vengono puntualmente sostituiti da altri. Meccanismo che ricorda i suricati e che riempie di meraviglia.

Affrontiamo il contenuto del sacchetto tentando di estrarne la colazione, decisamente non il salame chilometrico. Abbiamo uno yogurt da bere che beviamo e delle barrette. I ragazzi sostengono di aver avuto notizia di poter avere sei panini in cambio di una bandiera e raccattano le bandiere dei kit dirigendosi alla volta dell’ignoto commerciante accaparratore di bandiere – chissà cosa se ne fa. Di caffè non se ne parla e Nihil estraei i pocket coffee fin qui conservati, ovviamente spiaccicati e semisciolti, ma pur tuttavia contenenti caffeina – si spera.

Gli autoparlanti danno la sveglia, qualcuno dei nostri canta “Beaaaaaato il cuooore, che peeeerdona” facendo i gesti da dentro il sacco a pelo.

I nostri vicini africani pregano e ridono rumorosamente. Infine tutti i nostri sono in peidi. Nihil si chiede se lavarsi i denti e decide che non ha nessuna intenzione di sputacchiare in pubblico, pertanto si laverà i denti a casa. Però si produce nella replica dell’esercizio della sera prima, questa volta per passare dalla tuta al vestito da giorno. Il tempo passa, il sole incomincia a scaldare troppo. I ragazzi si versano addosso l’acqua delle bottigliette, lagnandosi che è calda. Facciamo loro notare che sono sei giorni che si lamentano delle docce fredde.  Questo si chiama non essere mai contenti, si chiama.

Il prete molto in ansia ci saluta, lui deve andare insieme a tuti gli altri preti a concelebrare. Ci scambiamo rassicurazioni e ci diamo appuntamento a dopo la Messa, stesso luogo. Infine siamo quasi in ordine e meno male, perchè la Messa che doveva iniziare alle 10 inizia alle 9.20.

Ma noi siamo pronti.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

29 luglio

Oggi ci tocca il Blonia nonsemprebastaconoscerloperevitarlo.

Con questa grigia e pesante consapevolezza, unita al consueto concerto di ossa peste e muscoli indolenziti, Nihil apre gli occhi alla lattiginosa luce dell’alba.

Qualche ragazza già è in piedi, perchè si è sparsa la voce che nelle ore prima dell’alba, con un po’ di fortuna, pare nelle docce sia possibile, a volte, incontrare una creatura leggendaria chiamata “acqua calda” e hanno deciso di organizzare una spedizione per verificare tale incredibile notizia.

Ritornano senza averla trovata, ma avendo parlato con persone che giurano di conoscere persone che l’hanno trovata davvero.

Nihil fa colazione con un ex parroco della sua parrocchia appena diventato insegnante di IRC che le chiede lumi sui programmi. Nihil spiega i propri programmi di religione con la bocca piena di uovo, perchè oggi i salumi della colazione -è venerdì e siamo in Polonia – sono stati sostituiti da una sorta di frittatina de/li/zio/sa.

Oggi ci tocca il secondo Vescovo. Un Vescovo simpatico può capitare, due di seguito a Nihil sembrano un miracolo difficile da pretendere e Nihil si appresta a soffrire. Invece anche il secondo Vescovo si rivela all’altezza. Si presenta raccontando una vicenda di morte, ippopotami e perdono e poi (come peraltro da indicazioni CEI) ci fa lavorare a coppie, quindi risponde alle domande. Risponde a partire dalla propria vita e i ragazzi apprezzano.

Dopo la Messa ci scatapultiamo in centro, verso il pollo e patatine. La coda è chilometrica e lasciati i loro buoni ai colleghi, i più giovani del gruppo chiedono di allontanarsi “un attimo” a dare un’occhiata a qualcosa di non meglio definito. In realtà la coda è, oltre che chilometrica, velocissima: il luogo fornisce solo pollo e patatine, quindi si tratta di dire il numero, consegnare i buoni e ritirare il vassoino di plastica (pure richiudibile) che la cucina sforna a ritmo continuo. Chiaro che il pollo arriva ed i ragazzi non ci sono ancora, per cui ci accoccoliamo al riparo di un cornicione (sta iniziando il temporale quotidiano) e aspettiamo. Poi decidiamo di non aspettarli e di iniziare a mangiare. Poi il tempo passa e questi non arrivano, noi abbiamo mangiato e loro ancora non si vedono, li si chiama al cellulare e non rispondono. I ragazzi più grandi deducono che sono  morti e possiamo quindi mangiare anche il loro pollo. Nihil ha utilizzato il suo telone blu impermeabile per difendere il pollo dalle intemperie, adesso si dispone a difendere il pollo dai colleghi dei dispersi, decisi a punire il ritardo con un bel digiuno…

Arrivati i dispersi, si beccano una bella lavata di capo per essere stati via tutto quel tempo. Però il loro pollo è salvo, anche se freddo. Il pollo arrosto freddo non è male, ma le patatine fredde sono una degna punizione per i ritardatari. Intanto Nihil e la collega hanno preso il caffè e utilizzato il bagno di un raffinato e strettissimo localino dedicato alla degustazione di centinaia e centinaia di tipi di the e brodaglie affini, le cui proprietarie hanno guardato il suo impermeabile giallo e sgocciolante con profondo disgusto, ed il suo ordine di un “caffè espresso, very very espresso, italian, you understand? Italian coffe, do you know?” con palese sufficienza.

Ci avviamo rassegnati verso il Blonia oggicitocca. Tutto il resto del mondo si avvia verso il Blonia, molti con un incomprensibile entusiasmo.

Nihil ha un piano. Appurato che il leone parrocchiale non si trova, imporre un proprio simbolo come insegna del gruppo. Per cui ad un certo punto scantona e si infila in un supermercato, e ne esce agitando trionfalmente… un mocio. Nihil è una “serva di Maria” e innalzerà con orgoglio un attrezzo da colf come propria insegna!

Avvitato il mocio sul suo bastone, Nihil si pone alla guida del gruppo. Il mocio viene immediatamente requisito dal parroco, che insiste per mettergli il proprio berretto blu del kit italiano. Spunta anche una sciarpa ed ecco che nasce Lello:

DSCN0366

Non abbiamo più da temere di perderci nella folla: basta seguire Lello!

L’esperienza ci ha resi saggi e non abbiamo nesuna intenzione di entrare davvero al Blonia: arriviamo in vista del nostro settore e ci accampiamo fuori. La maggior parte del gruppo nel prato, Nihil e la sua socia di catechismo nell’aiuola della strada di accesso: lei perchè a suo parere entrare nel prato vuol dire non riuscire a scappare in tempo, Nihil perchè vi trova un esile filo d’ombra; che nel giro di un’ora è perduto, ma ormai è lì e ci resta.

Nihil ripiega in due il telo impermeabile blu per non occupare troppo posto, ma potrebbe rispiarmarsi il disturbo perche la folla non ci pensa due volte prima di accamparsi tranquillamente e confortevolmente sul suo telo impermeabile blu, con sorrisi davvero cordiali. Nihil rinuncia al suo spazio personale e guarda ipnotizzata le gambe che passano. Passano passano passano, a tal punto che Nihil non realizza che la Via Crucis è iniziata. Tempo che consulti l’ora, si alzi a sbirciare lo schermo sopra la gente che continua a passare, e riesca a sintonizzare la radio, la Via crucis è alla seconda stazione.

Ora, a essere precisi, la radiolina di Nihil ovviamente non si sintonizza proprio per niente. Il cellulare della socia capta, invece della via crucis in italiano, musichetta. Perciò seguiamo la via crucis in francese. Non vediamo assolutamente nulla, però ascoltiamo, condividendo l’auricolare fra noi. Ed il telone blu con una folla di argentini.

La gente continua a passare e Nihil si chiede dove diamine stiano andando, considerato che prima che arrivino al loro settore, la Via crucis sarà praticamente finita. Nihil potrebbe vedere lo schermo, se la gente smettesse di passare; ma il movimento in effetti non cessa mai: terminata la folla che va verso il proprio settore, senza pause inizia il passaggio inverso di quelli che vanno via prima della fine…

Anche il nostro piano è di andare via alla 13° stazione. Ma non lo facciamo. Alla 14°, ma non lo facciamo. Vuoi essere venuti qui, aver soppportato l’acqua e poi il sole, e non ascoltare il Papa? Rimaniamo fino alla fine, mentre la socia esperta di GMG sospira che siamo degli scemi.

Al termine, e non un minuto prima, ci infiliamo nella folla e ci lasciamo portare via dal Blonia. Oggi senza timore, perchè Lello è là davanti a tutti, o, occasionalmente, dietro a tutti o insomma da qualche parte intorno.

La maggior parte della strada è transennata, e noi strisciamo sul poco spazio del marciapiede. Molta gente sta alle transenne, in attesa. Ad un certo punto un boato, ci giriamo e vediamo passare la macchina del Papa, che affacciato al finestrino dal nostro lato, saluta la folla. E’ un attimo, ma abbiamo visto il Papa da vicino.

Pensiamo che dopo il suo passaggio, libereranno la strada per la folla, ma non accade. Continuamo a strisciare immersi nella gente, ingolfati nella larghezza variabile del marciapiedi che a volte si restringe bloccando il defluire della folla.

Un secondo boato. E cosa c’è, un secondo Papa? Ci volgiamo stupefatti e vediamo sfilare le forze dell’ordine: la gente saluta e applaude con lo stesso roboante entusiasmo con cui ha salutato il Papa. Sopra i giubbotti antiproiettili, i sorrisi dei poliziotti sono imbarazzati e commossi. Si vede che in questo momento ci amano persino un po’.

Il prete (o meglio il suo cellulare) sa una strada, usciamo dalla marea  e lo seguiamo fino ad una fermata. I nostri baldi giovani stanno imparando a cantare un canone a diverse voci del tipo maschi “mangoMANGOMANGOmangomangomangomango” e femmine “bananabananabananabananabanana” oppure “kiwikiwi kiwikiwi ” con cui sbalordire la gente sul pullman. Probabilmente per dare  loro occasione di impratichirsi, il pullman non arriva. Alla fine ci incamminiamo a piedi, senza la minima obiezione da parte dei giovani intenti a mangomangomangomangare senza altri pensieri al mondo.

Nihil pensa che non ha voglia di tornare a piedi senza cena. Questa volta però il branco devia verso un mc Donald e pur sprecando i nostri buoni, che qui non hanno corso, possiamo mangiare. Nihil affida il ritiro della sua cena troppo tecnologico (quando il tuo numero è sul display… numero? Quale numero? Quale display?) alla collega e trascorre quaranta ansiosi minuti in coda per il bagno. Molto felice di scoprire all’uscita che la sua cena è disponibile e nessun ragazzo affamato l’ha divorata non vedendola tornare dal bagno. Un po’ meno felice di scoprire che, vai a sapere come, ha di nuovo scelto un menù con il peperoncino.

Il resto del cammino è meravigliosamente breve. Sebbene gli ultimi cento metri dalla chiesa alla scuola si allunghino stranamente ogni sera e le scale fino al secondo piano siano ogni giorno più pesanti, l’acqua gelata della doccia regala a Nihil una nuova consapevolezza.

La giornata al Blonia è passata, e lei è ancora viva. Resta solo il Campus misericordie e quindi, forse, c’è speranza.

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

28 luglio

Nihil osserva sè stessa con piglio da etologa e si rende conto che ogni mattina si alza un quarto d’ora dopo rispetto al giorno prima, prova schiacciante della capacità di adattamento delle vecchie suore che in capo a 12 giorni potrebbero imparare a dormire sul pavimento come se niente fosse.

Alla colazione Nihil avvicina il prete con fare cospiratorio

– Ho una proposta da fare, ma è un po’ oscena.

Il prete ormai conosce Nihil e non si scompone.

– Dì

– Oggi c’è la cerimonia di accoglienza del Papa al parco Blonia-seloconosciloeviti. Domani c’è la Via Crucis e non si può perdere, sabato Campus Misericordiae e siamo qui per quello, ma oggi…

– Oggi…

– Oggi, oggettivamente ad accogliere il Papa mi pare ci sarà comunque gente a sufficienza, non credo ci starà male se noi non andiamo. Io il parco Blonia lo eviterei. Se poi il Papa si dovesse accorgere che manchiamo noi 17, guarda, gli si manda un sms, e ci si scusa dicendo che eravamo stanchi… E’ un brav’uomo, capirà. Non so, pensaci, però potremmo prendercela calma e mentre tutti sono al Blonia, visitare qualcosa di quello che volevamo fare e non abbiamo avuto tempo, tipo la mostra su Frassati che secondo me è proprio una bella figura, poi è di Torino, poi c’è la sua foto in oratorio… Non so, eh, magari è diseducativo proporre di saltare l’accoglienza al Papa, magari i ragazzi ci tengono, ma io ho pensato ‘sta cosa, poi tu …

– Sono d’accordo

– Magari chiediamo ai ragazzi…

-No, macchè. Deciso.

Questa fiducia del prete nelle mie proposte è leggermente preoccupante. Comunque accenno la proposta all’altra responsabile che la sposa anche lei con una velocità che la dice lunga sulla nostra esperienza al Blonia – seloconosciperlappuntoloeviti.

Prima però c’è la catechesi. Non sappiamo che Vescovo ci toccherà. Nihil è molto diffidente verso i Vescovi e le catechesi dei Vescovi, ma se non altro questa volta siamo in Chiesa comodamente seduti nelle panche. C’è un sacco di gente perchè anche da altre abitazioni si uniscono a noi per la catechesi, per esempio la comunità degli albanesi (applauso agli albanesi, sventolamenti di bandiere) i romani (applausi ai romani e saluti vari) e un gruppo francescano dal nome strano (applauso ai francescani e casino immane da parte loro).  Arriva il Vescovo che si presenta scherzando sul proprio cognome e prosegue con brio. I ragazzi sono catturati e Nihil rivede i suoi pregiudizi sulle catechesi dei Vescovi. Inoltre le catechesi sono arricchite da alcuni bei filmati sul perdono, molto toccanti.

Al termine della  Messa i ragazzi molto fogati non finiscono più di cantare “Beaaato il cuoooore, che perdooona” con i gesti che i francescani hanno insegnato, ma alla fine riusciamo a portarli fuori dalla Chiesa. Abbiamo deciso di mangiare alla tavola calda vicino alla scuola, dove per 15 sloti possiamo avere un piatto di minestra e per 10 un secondo. Optiamo i più per questo, anche se avremmo voluto il salsicciotto visto la sera prima che invece è scomparso dal menù. Deduciamo che abbiano terminato i salsicciotti ed i nostri ragazzi si offrono di andare a comprarglieli al vicino supermercato. Noi facciamo notare la strana abbondanza di laboratori di stomatologia che vediamo per le strade, sintomo che tutti questi salsicciotti tanto bene non devono fare.

Partendo dal lato opposto della nostra via saliamo su un autobus che non è nemmeno tanto pieno. Scendiamo pensando di essere in un luogo e scopriamo di essere in un altro, ma non importa perchè siamo comunque vicini. Nihil insiste per prendere un mezzo, ma solo perchè vuole provare il filobus. I ragazzi, saputo che boschiamo pure l’arrivo del Papa, insistono per avere il tempo libero, ma noi prima vogliamo portarli da Frassati. Attraversiamo la famosa piazza piena di gruppi e i ragazzi fremono per fuggire da noi e immergersi nel casino, ma riusciamo a trascinarli via. Infine grazie al navigatore sul cellulare del prete ritroviamo  Frassati, che avevamo visto nei nostri giri del primo giorno. Troviamo anche un caffè italiano, un negozio di peluches e uno dei luoghi dove si può mangiare, coi buoni, pollo e patatine. La coda è sterminata, ma veloce. Noi però stasera sappiamo già cosa fare: mettiamo da parte l’informazione per i giorni a venire.

Frassati lo presenti tu, intima il prete sottovoce a Nihil. Nihil incomincia a prepararsi il discorso su Frassati, spiegando una mostra che non ha mai visto. Trovata la chiesa, e trovata la mostra dentro la chiesa -ci sarebbero anche le spoglie di Frassati, ma sono circondate da una folla di francesi in preghiera per cui decliniamo l’idea, anche perchè i nostri fanciulli…  siamo sì una solo cosa in Cristo, ma quando vedono i francesi incominciano a sibilare “corri, coniglio, corri” per qualche loro motivo sportivo che non ho capito. Allora, trovata la chiesa, trovata la mostra, trovato l’inizio della mostra Nihil parte in quarta “La cosa più formidabile della figura di Piergiorgio Frassati, a parte che è di Torino come me…”. Mi scusi, suora, fa una voce con accento del sud, se vuole fare lei va benissimo, ma noi siamo qui apposta, se volete, per spiegare la mostra. Nihil si gira, fa un sorriso sollevato al tizio che le è sbucato alle spalle e sparisce alla velocità della luce in fondo al gruppo. La guida italiana si presenta, e presenta la mostra su Frassati, mentre i ragazzi seguono con attenzione, catturati dalla sua passione. Finisce spiegando che loro sono di una associazione nata appena pochi anni dopo la morte di Frassati nel profondo sud, tanto per dire come la sua santità si è irradiata e continua ancora oggi: sono andati a tutte le GMG, cui Frassati è sempre stato invitato. I ragazzi sgranano gli occhi sentendo dire Sidney e Rio, e sbirciano il tizio con una certa invidia.

Mentre usciamo dico la cosa più formidabile della figura di Piergiorgio Frassati al prete, anche se la sa già, visto che l’ho pensata e a qualcuno devo pur dirla.

Diamo il libero ai ragazzi e andiamo a cercare a)un caffè b) un peluches a forma di leone. Trovato il bar italiano col barista che parla italiano Nihil si sente così a casa che offre il caffè a tutti, cioè ai cinque adulti rimasti insieme dopo la partenza dei ragazzi. Poi va a cercare il leone, ma nel negozio hanno solo gattini. Nihil ci pensa, ma poi il gattino -che costa pure caro- non la persuade e rinuncia. Noi donne trasciniamo gli uomini al mercato coperto, ma loro in qunato maschi soffrono e la loro fretta di fuggire ci rovina lo shopping, per cui ce ne andiamo. Alla fine ci spiaggiamo in una pasticceria dove assaggiamo diverse specialità di Cracovia, dei mattoni quadrati dal peso specifico di un elefante che gridano “COLESTEROLO! COLESTEROLO A MILLE!”solo a guardarli.

Nihil pensava che sotto al grande tendone ci fosse un maxi schermo e che fosse possibile seguire l’arrivo del Papa, ma sotto il tendone, ora che la folla incomincia  a prendere la via del Blonia-seloconosciloeviti, stanno sbaraccando tutto. Raccattati i ragazzi, fatte le foto con le statue dei leoni sulla piazza, e scoppiate le bolle di sapone giganti di un gruppo di artisti di strada, pensiamo di fare i furbi e ficcarci nel bar italiano che ha il maxischermo.

DSCN0304Ma il barista, nero come il temporale quotidiano che incomincia a prepararsi, ci informa che chiude, va a casa e ci rimane chiuso fino a lunedì, perchè la sua zona è di quelle che saranno bloccate per tutto il week end e se non va a casa ora si troverebbe a dormire nel bar.

Noi pensiamo che al suo posto dormiremmo nel bar, con tutta la gente che c’è … In ogni caso, abbiamo perso lo schermo, per cui ci avviamo malgrado sia presto per cena verso i famosi piroghi ungheresi. Conquistiamo i tavoli con una mossa decisa ed audace e stressiamo le due povere ragazze polacche con il nostro intreccio di ordini. Siccome un piatto costa 10 sloti, ma noi abbiamo ancora i buoni da 15, mettendo insieme i buoni ordiniamo una quantità espansa di piatti di piroghi, sia salati che dolci.

Zavorrati dai piroghi ci avviamo pigramente verso casa, dove arriviamo presto perchè tutti sono ancora al Blonia.

Non c’è nessuno nelle docce, ma l’acqua è fredda ugualmente.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

27 LUGLIO

La pensata di ieri è stata giusta, al turno di colazione precedente non c’è fila. Nihil si prepara lesta, e si reca in palestra dove, secondo le indicazioni, si dovrebbe tenere la preghiera di Lodi (un altro gruppo ci ha scippato la chiesa) e l’incontro con il nostro arcivescovo.

La palestra è deserta. Nihil pensa di aver sbagliato ed esce, ma alla richiesta di indicazioni il prete capo la indirizza di nuovo in palestra. Nihil entra nella palestra deserta e occupa l’unica panca presente. Mentre già Nihil si dispone a difendere l’unica panca da orde di giovani, i suoi giovani varcano per primi la soglia. La panca non basta, e Nihil invia dua baldi giovani a prendere le panche nel corridoio. L’idea piace e svariati giovani iniziano la caccia alla panca negli ambienti limitrofi. Intanto viene allestito un tavolino minuscolo con una sedia per il vescovo.

Parlare ai giovani non è facile e l’arcivescovo non è noto per questo carisma. Nihil si accartoccia all’idea della catechesi dell’arcivescovo in questa palestra scomoda e surriscaldata, ma il  Vescovo la sorprende. Parte da quanto successo a Rouen per chiamare i ragazzi ad una scelta, non si dilunga e termina invitandoli a “incendiare la nostra cara città”. Sperando che i ragazzi gli diano ascolto, ma non troppo alla lettera, Nihil ed i suoi ragazzi si dispongono al pellegrinaggio verso la porta santa. Siccome il nostro prete è il responsabile e viene sempre sequestrato dalla sempre più irascibile Magda, decidiamo di saltare la tappa di partenza sotto al Wawel e andare direttamente alla destinazione in bus. Abbiamo il nostro sacchettino pranzo, visto che il pellegrinaggio è da mezzogiorno alle tre (ora deliziosa il 27 di luglio per aggirarsi in pellegrinaggio).

Con abile mossa indichiamo agli altri gruppi una fermata e ci rechiamo a prendere il bus a quella precedente. Prendiamo poi il filobus fino al capolinea e ci avviamo a piedi. Per ragioni sconosciute, mentre un fiume di persone percorre il lato in ombra, il nostro gruppo percorre il lato al sole. Nihil inizia a liquefarsi e si lamenta del dolore che sta subendo informando i propri compagni di avere di sicuro qualche gene vampiresco nel suo DNA, ma nessuno le dà retta. Il prete sta comunicando con gli altri preti che non trovano a) il Vescovo b) il luogo di partenza del pellegrinaggio c) il luogo di destinazione del pellegrinaggio.

Arriviamo a poche centinaia di metri dal Santuario della Misericordia ma un simpatico poliziotto ci informa, in polacco, inglese e linguaggio dei gesti, che si entra dall’altra parte. Scopriremo che l’altra parte ci costringe a percorrere un anello di qualche chilometro intorno alla collina. Ci incamminiamo ulteriormente. Non c’è ombra, non c’è acqua e si cammina insensatamente intorno al luogo ove siamo diretti. Di solito in queste occasioni si distribuisce acqua o si innaffia la folla con gli idranti, ma qui nulla del genere. Si cammina sotto il sole a picco fino ad un assurdo ponte pedonale che dobbiamo valicare imboccando una stretta scalinata che fa da tappo. Ci ingolfiamo dietro un gruppo che canta “non è francesca” con le chitarre per far passare l’attesa. Dopo un po’ Nihil decide che cantare “non è francesca” oppure “beaaaato il cuooooore che peeerdona” con le chitarre non è efficace per fendere la folla, sorpassa il gruppo e si lancia sulla scala, perdendo definitivamente il suo gruppo. In cima al ponte riusciamo a furia di “LellolelloLE-LLO!” a rimetterci insieme, borbottando inferociti e molto poco misericordiosi contro questa assurdità di dover fare il giro. Arriviamo ad una chiesa circondata da gente attendata, ma non capiamo perchè visto che non è la nostra destinazione. Google immagini ci conferma che non è la chiesa dove dobbiamo andare, perciò superiamo gli attendati (probabilmente vittime di un colpo di calore collettivo in attesa di soccorso) e ci ritroviamo in coda di nuovo. Scopriamo un fiume di persone che è il pellegrinaggio verso la Porta santa. La polizia regola il traffico come può. Nihil fa amicizia con una giovane cecoslovacca, le regala i suoi santini e riceve un regalo un ventaglio di carta che le salva la vita.

A pochi passi dalla Porta, Nihil ferma il gruppo in attesa del prete che voleva fare una preghiera. Il prete non arriva  e Nihil scopre che una delle sue ragazze è svenuta, nelle retrovie, e gli altri responsabili si sono fermati con lei. Nihil improvvisa una preghiera e guida il gruppo al passaggio della Porta santa che avviene in modalità “folla in preda al panico che fugge da un incendio”. Veniamo pigiati e strattonati oltre la porta, e scopriamo che incredibilmente dentro stanno celebrando la Messa. Nihil bada a non calpestare i fedeli che seguono la Messa  e si ritrova spinta dalla folla fuori dalla Chiesa. Solo allora realizza che nella chiesa ci deve essere il quadro originale di Gesù misericordioso e che lei non l’ha visto. Per tornare dentro occorre rifare gli otto chilometri + ponte, e Nihil decide che può vivere senza aver visto il quadro originale di Gesù misericordioso.

Cercando al cellulare gli altri responsabili, Nihil scopre che la svenuta si è ripresa velocemente e anche loro hanno passato la Porta santa, solo che naturalmente sono usciti dall’altro lato. Riusciamo a ritrovarci. La reduce di Madrid rifiuta fermamente di infilarsi nel prato dove si terrà la Messa per gli italiani, e decidiamo di piazzarci comodi per fuggire prima della folla. Tiriamo fuori i teloni impermeabili del kit  del pellegrino e unendoli insieme con i laccetti del “crocifisso che ti fissa” (anch’esso in dotazione con il kit) ci costruiamo laboriosamente una tenda per ripararci dal sole attaccandoli ad un alberello, un palo della luce e la recinzione del cimitero. Molti fotografano la nostra tenda, riempendoci d’orgoglio per le nostre doti scoutistiche.

Intanto il sole sparisce dietro le nuvole.

Arriva finalmente l’acqua, due pancali portati da un trattorino che alcuni volontari polacchi iniziano a distribuire.

Mangiamo il misterioso contenuto del nostro sacchetto pranzo: una confezione di riso e mais che sa di olio e conservanti, un salamino stretto stretto ma lungo otto chilometri, un duplo, una mela e il succo di mela alla menta. Fervono scambi di cibarie fra i membri del gruppo, dai quali emerge che il riso e mais non ha mercato, mentre il duplo ottiene alte quotazioni.

Inizia a diluviare e la nostra “tenda per il sole” diventa una “tenda per la pioggia”.

Il nostro prete va a celebrare e noi seguiamo la Messa senza vedere nulla, ma solo ascoltando. NIhil vorrebbe fare una foto dell’assemblea, ma il passaggio è interdetto. Nihil si rivolge alle guardie con ampi sorrisi, ma mentre un giovane poliziotto sarebbe dell’idea di farla passare, il collega lo richiama alla serietà del loro compito. Nihil sorride e ficca la macchina fotografica in mano al giovane poliziotto che obbediente  va a fare le foto per conto di Nihil.

DSCN0219

Secondo il programma dopo la Messa c’è la festa degli italiani al Centro san Giovanni Paolo II, in fondo al vialone. Nihil non ha voglia di fare a piedi il vialone, gli altri non hanno voglia di contendere la cena con altri novantamila italiani, pensando che per quanto buona sia l’organizzazione, mangiare in novantamila nello stesso luogo e orario non può essere agevole. Dopo un breve summit, decidiamo di boscare la festa degli italiani e di fuggire verso Cracovia centro. A mangiare le pagode, no, i paguri, cioè, le piroghe.

Lo spettacolo della fermata dell’autobus ci stringe il cuore. Persone, persone ovunque. Il prete ha un’idea geniale: abbiamo sorpassato dei binari, prendiamo il treno. Andiamo alla fermata del treno: c’è meno gente. Nihil raccoglie l’immondizia sulla banchina, dando un buon esempio di cui a dire il vero, nessuno si cura. Aspettiamo. Prendiamo il primo treno che passa, senza sapere che treno sia: la direzione è quella giusta, chi vivrà vedrà. Ad un certo punto tutti scendono e scendiamo anche noi. Il prete cerca di scoprire a) dove siamo b) dove dovremmo essere, mentre noi spingiamo i baldi giovani del gruppo a fare amicizia con un gruppo di polacchi offrendo loro le tremende caramelle del sacchetto pranzo. Il prete ci chiama e lo seguiamo al galoppo verso una fermata dell’autobus perchè pare che stia per passare. Nihil decide che prenderà il prossimo, ma alla fine quando arriva anche lei alla fermata stanno ancora tutti aspettando. Nihil si mangia una tremenda caramella pre riprendersi dalla corsa e si ritrova con una sete tremenda.

Il bus ci sputa davanti al solito centro commerciale. Arrivare alle piroghe ci fa fatica. Al FKC c’è una coda di proporzioni solo bibliche e non catastrofiche, e decidiamo di cenare di nuovo lì. Nihil fa la responsabile molto responsabile che non rifila i suoi buoni ai ragazzi ma si fa la coda da sè stessa. Dopo venti minuti in cui malgrado la taglia da elefante marino Nihil viene variamente calpestata e spintonata, ritrovandosi sempre in fondo, Nihil cede e dà i buoni ai propri ragazzi, ritenendo che abbiano un DNA più efficace in vista della sopravvivenza. Questa volta Nihil evita le alette di pollo al peperoncino e becca il sandwich di pollo al peperoncino. Evita anche il The freddo tiepido e prende una Coca cola. Tiepida.

I ragazzi chiedono un po’ di tempo libero per festeggiare il compleanno di uno di loro. Nihil ne approfitta perchè vuole dotare la squadra di una insegna per non perdersi nella  folla, ed ha pensato ad un leone di peluches (rimando al nome della parrocchia*) da attaccare in cima ad un bastone. In tutto il centro commerciale però non esistono leoni di peluches. Draghi, molti draghi di peluches, qualche cane e gatto, pinguini e orsetti, ma niente leoni. Nel supermercato non vendono prodotti per la pulizia, ma solo cibo. Nihil è molto delusa.

Ritroviamo i ragazzi da starbucks. Convincerli a tornare a casa potrebbe essere difficile, se Starbucks non iniziasse a tirare giù le serrande e spegnere le luci, cosa che ci fa intuire che si avvicina l’ora di chiusura e preferirebbero vederci uscire. Rispetto a chiuderci dentro e ritrovarci al mattino dopo, intendo.

A Cracovia centro è pieno di italiani che hanno boscato la festa degli italiani. Probabilmente c’era meno gente alla festa che qui. E non si vergognano nemmeno a cantare “Italiano! Batti le mani!” quando dovrebbero essere, come noi, alla festa così amorosamente preparata dalla CEI per tutti gli italiani. Chissà cosa ci siamo persi.

Torniamo a casa e i nostri fanciulli ci chiedono ancora un po’ di tempo per festeggiare il compleanno eccetera, perciò li lasciamo in balia della severissima Magda, tanto il massimo di trasgressione che mettono in campo è giocare a Lupus in tabula.

In ogni caso, Magda li scopre e li spedisce in camera poco dopo, anche se noi stiamo già dormendo.

PS Non c’era coda per la doccia. Però era ghiacciata.

 * No, non si chiama san Leone di Peluches
Pubblicato in Uncategorized | 20 commenti