27 LUGLIO

La pensata di ieri è stata giusta, al turno di colazione precedente non c’è fila. Nihil si prepara lesta, e si reca in palestra dove, secondo le indicazioni, si dovrebbe tenere la preghiera di Lodi (un altro gruppo ci ha scippato la chiesa) e l’incontro con il nostro arcivescovo.

La palestra è deserta. Nihil pensa di aver sbagliato ed esce, ma alla richiesta di indicazioni il prete capo la indirizza di nuovo in palestra. Nihil entra nella palestra deserta e occupa l’unica panca presente. Mentre già Nihil si dispone a difendere l’unica panca da orde di giovani, i suoi giovani varcano per primi la soglia. La panca non basta, e Nihil invia dua baldi giovani a prendere le panche nel corridoio. L’idea piace e svariati giovani iniziano la caccia alla panca negli ambienti limitrofi. Intanto viene allestito un tavolino minuscolo con una sedia per il vescovo.

Parlare ai giovani non è facile e l’arcivescovo non è noto per questo carisma. Nihil si accartoccia all’idea della catechesi dell’arcivescovo in questa palestra scomoda e surriscaldata, ma il  Vescovo la sorprende. Parte da quanto successo a Rouen per chiamare i ragazzi ad una scelta, non si dilunga e termina invitandoli a “incendiare la nostra cara città”. Sperando che i ragazzi gli diano ascolto, ma non troppo alla lettera, Nihil ed i suoi ragazzi si dispongono al pellegrinaggio verso la porta santa. Siccome il nostro prete è il responsabile e viene sempre sequestrato dalla sempre più irascibile Magda, decidiamo di saltare la tappa di partenza sotto al Wawel e andare direttamente alla destinazione in bus. Abbiamo il nostro sacchettino pranzo, visto che il pellegrinaggio è da mezzogiorno alle tre (ora deliziosa il 27 di luglio per aggirarsi in pellegrinaggio).

Con abile mossa indichiamo agli altri gruppi una fermata e ci rechiamo a prendere il bus a quella precedente. Prendiamo poi il filobus fino al capolinea e ci avviamo a piedi. Per ragioni sconosciute, mentre un fiume di persone percorre il lato in ombra, il nostro gruppo percorre il lato al sole. Nihil inizia a liquefarsi e si lamenta del dolore che sta subendo informando i propri compagni di avere di sicuro qualche gene vampiresco nel suo DNA, ma nessuno le dà retta. Il prete sta comunicando con gli altri preti che non trovano a) il Vescovo b) il luogo di partenza del pellegrinaggio c) il luogo di destinazione del pellegrinaggio.

Arriviamo a poche centinaia di metri dal Santuario della Misericordia ma un simpatico poliziotto ci informa, in polacco, inglese e linguaggio dei gesti, che si entra dall’altra parte. Scopriremo che l’altra parte ci costringe a percorrere un anello di qualche chilometro intorno alla collina. Ci incamminiamo ulteriormente. Non c’è ombra, non c’è acqua e si cammina insensatamente intorno al luogo ove siamo diretti. Di solito in queste occasioni si distribuisce acqua o si innaffia la folla con gli idranti, ma qui nulla del genere. Si cammina sotto il sole a picco fino ad un assurdo ponte pedonale che dobbiamo valicare imboccando una stretta scalinata che fa da tappo. Ci ingolfiamo dietro un gruppo che canta “non è francesca” con le chitarre per far passare l’attesa. Dopo un po’ Nihil decide che cantare “non è francesca” oppure “beaaaato il cuooooore che peeerdona” con le chitarre non è efficace per fendere la folla, sorpassa il gruppo e si lancia sulla scala, perdendo definitivamente il suo gruppo. In cima al ponte riusciamo a furia di “LellolelloLE-LLO!” a rimetterci insieme, borbottando inferociti e molto poco misericordiosi contro questa assurdità di dover fare il giro. Arriviamo ad una chiesa circondata da gente attendata, ma non capiamo perchè visto che non è la nostra destinazione. Google immagini ci conferma che non è la chiesa dove dobbiamo andare, perciò superiamo gli attendati (probabilmente vittime di un colpo di calore collettivo in attesa di soccorso) e ci ritroviamo in coda di nuovo. Scopriamo un fiume di persone che è il pellegrinaggio verso la Porta santa. La polizia regola il traffico come può. Nihil fa amicizia con una giovane cecoslovacca, le regala i suoi santini e riceve un regalo un ventaglio di carta che le salva la vita.

A pochi passi dalla Porta, Nihil ferma il gruppo in attesa del prete che voleva fare una preghiera. Il prete non arriva  e Nihil scopre che una delle sue ragazze è svenuta, nelle retrovie, e gli altri responsabili si sono fermati con lei. Nihil improvvisa una preghiera e guida il gruppo al passaggio della Porta santa che avviene in modalità “folla in preda al panico che fugge da un incendio”. Veniamo pigiati e strattonati oltre la porta, e scopriamo che incredibilmente dentro stanno celebrando la Messa. Nihil bada a non calpestare i fedeli che seguono la Messa  e si ritrova spinta dalla folla fuori dalla Chiesa. Solo allora realizza che nella chiesa ci deve essere il quadro originale di Gesù misericordioso e che lei non l’ha visto. Per tornare dentro occorre rifare gli otto chilometri + ponte, e Nihil decide che può vivere senza aver visto il quadro originale di Gesù misericordioso.

Cercando al cellulare gli altri responsabili, Nihil scopre che la svenuta si è ripresa velocemente e anche loro hanno passato la Porta santa, solo che naturalmente sono usciti dall’altro lato. Riusciamo a ritrovarci. La reduce di Madrid rifiuta fermamente di infilarsi nel prato dove si terrà la Messa per gli italiani, e decidiamo di piazzarci comodi per fuggire prima della folla. Tiriamo fuori i teloni impermeabili del kit  del pellegrino e unendoli insieme con i laccetti del “crocifisso che ti fissa” (anch’esso in dotazione con il kit) ci costruiamo laboriosamente una tenda per ripararci dal sole attaccandoli ad un alberello, un palo della luce e la recinzione del cimitero. Molti fotografano la nostra tenda, riempendoci d’orgoglio per le nostre doti scoutistiche.

Intanto il sole sparisce dietro le nuvole.

Arriva finalmente l’acqua, due pancali portati da un trattorino che alcuni volontari polacchi iniziano a distribuire.

Mangiamo il misterioso contenuto del nostro sacchetto pranzo: una confezione di riso e mais che sa di olio e conservanti, un salamino stretto stretto ma lungo otto chilometri, un duplo, una mela e il succo di mela alla menta. Fervono scambi di cibarie fra i membri del gruppo, dai quali emerge che il riso e mais non ha mercato, mentre il duplo ottiene alte quotazioni.

Inizia a diluviare e la nostra “tenda per il sole” diventa una “tenda per la pioggia”.

Il nostro prete va a celebrare e noi seguiamo la Messa senza vedere nulla, ma solo ascoltando. NIhil vorrebbe fare una foto dell’assemblea, ma il passaggio è interdetto. Nihil si rivolge alle guardie con ampi sorrisi, ma mentre un giovane poliziotto sarebbe dell’idea di farla passare, il collega lo richiama alla serietà del loro compito. Nihil sorride e ficca la macchina fotografica in mano al giovane poliziotto che obbediente  va a fare le foto per conto di Nihil.

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Secondo il programma dopo la Messa c’è la festa degli italiani al Centro san Giovanni Paolo II, in fondo al vialone. Nihil non ha voglia di fare a piedi il vialone, gli altri non hanno voglia di contendere la cena con altri novantamila italiani, pensando che per quanto buona sia l’organizzazione, mangiare in novantamila nello stesso luogo e orario non può essere agevole. Dopo un breve summit, decidiamo di boscare la festa degli italiani e di fuggire verso Cracovia centro. A mangiare le pagode, no, i paguri, cioè, le piroghe.

Lo spettacolo della fermata dell’autobus ci stringe il cuore. Persone, persone ovunque. Il prete ha un’idea geniale: abbiamo sorpassato dei binari, prendiamo il treno. Andiamo alla fermata del treno: c’è meno gente. Nihil raccoglie l’immondizia sulla banchina, dando un buon esempio di cui a dire il vero, nessuno si cura. Aspettiamo. Prendiamo il primo treno che passa, senza sapere che treno sia: la direzione è quella giusta, chi vivrà vedrà. Ad un certo punto tutti scendono e scendiamo anche noi. Il prete cerca di scoprire a) dove siamo b) dove dovremmo essere, mentre noi spingiamo i baldi giovani del gruppo a fare amicizia con un gruppo di polacchi offrendo loro le tremende caramelle del sacchetto pranzo. Il prete ci chiama e lo seguiamo al galoppo verso una fermata dell’autobus perchè pare che stia per passare. Nihil decide che prenderà il prossimo, ma alla fine quando arriva anche lei alla fermata stanno ancora tutti aspettando. Nihil si mangia una tremenda caramella pre riprendersi dalla corsa e si ritrova con una sete tremenda.

Il bus ci sputa davanti al solito centro commerciale. Arrivare alle piroghe ci fa fatica. Al FKC c’è una coda di proporzioni solo bibliche e non catastrofiche, e decidiamo di cenare di nuovo lì. Nihil fa la responsabile molto responsabile che non rifila i suoi buoni ai ragazzi ma si fa la coda da sè stessa. Dopo venti minuti in cui malgrado la taglia da elefante marino Nihil viene variamente calpestata e spintonata, ritrovandosi sempre in fondo, Nihil cede e dà i buoni ai propri ragazzi, ritenendo che abbiano un DNA più efficace in vista della sopravvivenza. Questa volta Nihil evita le alette di pollo al peperoncino e becca il sandwich di pollo al peperoncino. Evita anche il The freddo tiepido e prende una Coca cola. Tiepida.

I ragazzi chiedono un po’ di tempo libero per festeggiare il compleanno di uno di loro. Nihil ne approfitta perchè vuole dotare la squadra di una insegna per non perdersi nella  folla, ed ha pensato ad un leone di peluches (rimando al nome della parrocchia*) da attaccare in cima ad un bastone. In tutto il centro commerciale però non esistono leoni di peluches. Draghi, molti draghi di peluches, qualche cane e gatto, pinguini e orsetti, ma niente leoni. Nel supermercato non vendono prodotti per la pulizia, ma solo cibo. Nihil è molto delusa.

Ritroviamo i ragazzi da starbucks. Convincerli a tornare a casa potrebbe essere difficile, se Starbucks non iniziasse a tirare giù le serrande e spegnere le luci, cosa che ci fa intuire che si avvicina l’ora di chiusura e preferirebbero vederci uscire. Rispetto a chiuderci dentro e ritrovarci al mattino dopo, intendo.

A Cracovia centro è pieno di italiani che hanno boscato la festa degli italiani. Probabilmente c’era meno gente alla festa che qui. E non si vergognano nemmeno a cantare “Italiano! Batti le mani!” quando dovrebbero essere, come noi, alla festa così amorosamente preparata dalla CEI per tutti gli italiani. Chissà cosa ci siamo persi.

Torniamo a casa e i nostri fanciulli ci chiedono ancora un po’ di tempo per festeggiare il compleanno eccetera, perciò li lasciamo in balia della severissima Magda, tanto il massimo di trasgressione che mettono in campo è giocare a Lupus in tabula.

In ogni caso, Magda li scopre e li spedisce in camera poco dopo, anche se noi stiamo già dormendo.

PS Non c’era coda per la doccia. Però era ghiacciata.

 * No, non si chiama san Leone di Peluches
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26 luglio

 Alle cinque del mattino  Nihil decide che ne ha abbastanza del pavimento, si alza e si aggira per la scuola addormentata, gustandosi la possibilità di avere i bagni tutti per sè. Organizza lo zainetto per la giornata, rifà il letto (prendendo a calci il sacco a pelo finchè non è più tutto appallottolato) ed infine mette su il caffè. Il profumo sveglia le sue compagne di avventure che benedicono il dono del parroco e la premura di Nihil. Pian piano siamo tutte pronte e ci intruppiamo verso la colazione. Mezz’ora di attesa per la scala ci convince che varrà la pena alzarsi prima le prossime mattine. La colazione però è sontuosa, manca solo il caffè vero (c’è quello solubile) e il latte caldo (vorrei sapere cosa hanno i paesi nordici contro il latte caldo…): c’è pane, marmellata di diversi tipi, salumi vari, formaggio. Nihil assaggia ogni cosa.

Il nostro prete è anche il direttore del coro, perciò seguendolo arriviamo per primi alla chiesa per le Lodi. Nihil stressa tutti con la spiegazione delle vetrate. Il prete capo cerca di ottenere che nella recita delle Lodi si rispettino gli asterischi (battaglia doverosa ma per esperienza perduta in partenza).

Terminata la preghiera abbiamo tempo libero fino alle 17.30. Sulla carta è molto tempo, in realtà viene inghiottito quasi tutto da attese e code. Ci intruppiamo verso la fermata dell’autobus, con il nostro cartellino al collo che ci permette di usufruire gratuitamente dei mezzi di trasporto. Ci strizziamo sull’autobus insieme ai compagni di casa, e naturalmente partono i cori. Gli indigeni sospirano rassegnati e si spiegano a vicenda chi siamo.

Portiamo i nostri ragazzi nella piazza del mercato e ammiriamo i loro occhi e bocche aperte davanti allo spettacolo di gruppi di tutto il mondo che entrano nella piazza, sbandierano, cantano, si salutano, si fotografano a vicenda: è un tripudio di suoni e colori.

Intanto cerchiamo i famosi posti per mangiare che accettano i buoni, scoprendo che sono pochissimi. Puntiamo al locale che cucina il piatto tipico polacco, da Nihil soprannominato “piroga” e indicato con il gesto di remare. Arriviamo davanti alle 11.30 e troviamo già una discreta coda; qui si apre una dolorosa questione: mangiare a questo orario ospedaliero, o rinunciare alle piroghe considerato che più tardi, visto le dimensioni del locale, sarà impossibile entrare?

Decidiamo di puntare a visitare almeno uno dei punti di interesse e mangiare poi in un altro luogo. Raggiungiamo una chiesa e ci entriamo. Dovrebbe esserci qualcosa dentro, oltre a Gesù e svariate opere d’arte, ma non capiamo cosa. In ogni caso recitiamo l’Angelus, mentre una folla immane entra ed esce e svariate decine di persone spostano sedie non sappiamo perchè.  Usciamo frastornati e puntiamo verso il Wawel. La coda per entrare è chilometrica. Puntiamo al locale per mangiare. La coda per entrare è chilometrica. Ci accaparriamo un tavolo e mandiamo i baldi giovani con tutti i nostri buoni a fare la fila. L’organizzazione del locale è totalmente assurda: c’è una coda per la cassa e poi una coda per prendere il cibo, ma non c’è collegamento fra le due cose. Nella coda fuori dalla cucina gli inservienti portano il cibo a ondate (dieci salsicce, dieci minestre, dieci carne e patate e daccapo) urlano il nome del piatto e lo mettono nelle mani del primo che arriva a prenderli. Ci guardano molto male perchè rimaniamo davanti a loro a prendere il cibo per una eternità, ma siamo sedici ed alcuni, non amando la minestra, hanno preso DUE salsicce.

Alla fine arriviamo al tavolo con il cibo. Sono passate due ore e trenta e siamo stremati, e  odiamo tutti i partecipanti alla GMG di Cracovia, ed in special modo tutti quelli che hanno deciso di mangiare in questo locale. Distribuiamo più o meno a tutti il proprio cibo e scopriamo che, nella confusione, abbiamo preso una salsiccia in più del dovuto. Che ci mangiamo lo stesso, perchè ormai è fredda e riteniamo nessun’altro la voglia. Avanzano anche numerose minestre e alcune mezze salsicce, ma nel nostro gruppo abbiamo la soluzione, vale a dire un baldo giovane che inghiotte obbediente tutti gli avanzi.

Dopo pranzo rivediamo il nostro giudizio e decidiamo che gli altri partecipanti alla GMG di Cracovia tutto sommato non meritano la morte, sono nostri fratelli e li amiamo. Ci resta solo il dubbio che siano davvero troppi.

Mentre Nihil aspetta il gruppo, le si avvicina una vecchietta sorridente, che la sommerge di parole in polacco e le mette in mano con decisione un sacchetto. Il sacchetto contiene un dolce fatto in casa ed un pane con i semini di papavero. Nihil ringrazia sbigottita e la vecchina sorridente sparisce nella folla. Nihil mostra al gruppo il dolce ed il gruppo bofonchia che certe cosa succedono solo a Nihil. Il dolce emana un deciso olezzo di burro e pesa almeno due chili. Lo mangiamo, pregando per la  sorridente vecchina polacca che fa i dolci per i giovani della GMG.

Andiamo a Casa Italia a prendere il caffè (ottimo, a soli 50 centesimi) e ci becchiamo il temporale quotidiano.

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Ma noi abbiamo il fantastico impermeabile del kit del pellegrino e ce ne ridiamo della pioggia. Anche se l’effetto estetico è un po’ inquietante: sembriamo tanti fantasmi giallini…

Infine partiamo per il parco Blonia-seloconosciloeviti.

TUTTI stanno andando al Parco Blonia. Basta inserirsi nel fiume umano e lasciarsi portare, solo che il problema è rimanere uniti. Ci contiamo e ricontiamo, ci chiamiamo a vicenda e rispunta il fantomatico Lello. Alla fine “LellolelloLe-LLO!” diventa il grido che nella folla ci permette di ricompattare il gruppo attorno alle mani alzate del prete. Ci servirebbe una bandiera, ma abbiamo solo quella italiana del kit che è uguale a quella che hanno TUTTI gli italiani presenti, perciò del tutto inutile come segno di riconoscimento. Usiamo il grido “LellolelloLe-LLO!” per riconoscerci nella folla come i pappagalli nella foresta amazzonica.

Infine ci accampiamo nel settore B3 di nostra pertinenza. Per non sbagliare, ci accampiamo appoggiati alla recinzione della torre  su cui campeggia la scritta B3. Nihil segnala  la cosa alle suore a casa, per vedere se la vedono in TV.

Attendiamo l’inizio della Messa di apertura litigando con le radioline del KIT del pellegrino, arrivando alla persuasione condivisa che sono una ciofecata che non funziona. Chi può collega le cuffiette al cellulare e segue con quello. Nihil segue la Messa nella lingua in cui è, tanto c’è il libretto e lei capisce italiano, inglese, francese e spagnolo. Della lettura in polacco comprende solo Piotr (Pietro) e con quella si orienta nel brano (la prima volta siamo qui, la seconda qui e la terza alla fine).

Dopo la Messa il BUG. Nihil suggerisce di aspettare che la folla defluisca, nel frattempo recitando insieme Vespro. La sua socia di catechismo, veterana della GMG di Madrid, suggerisce di andare via prima di subito. Il prete appoggia Nihil, recitiamo insieme i Vespri mentre la folla sciama via e poi sciamiamo anche noi. Solo che la folla è ancora tutta lì.

Ci ritroviamo bloccati, strizzati, intralciati, pressati, soffocati da una folla immane. Inciampiamo nei marciapiedi e nelle transenne che non vediamo a causa della folla. Ad un certo punto il prete grida “”LellolelloLe-LLO!” e ci guida fuori dal fiume di gente. Ci contiamo: manca un ragazzo. Panico.

Un altro membro del gruppo grida “lo vedo” e parte a razzo. Lo guardiamo inebetiti mentre sprofonda nel flusso di gente, ma dopo qualche minuto riemerge trascinandosi in coda il membro del gruppo perduto, come un baldo e trionfante cane da riporto.

“COME HAI FATTO A VEDERLO?” chiediamo in coro, sbigottiti.

Ci dirigiamo sempre più stanchi verso il centro commerciale del primo giorno, nella speranza di riuscire a cenare. Ci arriviamo alle nove e trenta di sera. Sembra essere chiuso. Guardiamo perplessi le porte chiuse, ci giriamo e manca metà del gruppo. Aspettiamo qualche minuto, pensando siano rimasti indietro, ma non arrivano. Cominciamo a cercarli con i cellulari, ed intanto proviamo ad entrare, visto che c’è un cartello con due frecce a destra e sinistra, e forse significa che si entra dalle porte laterali. Andiamo a sinistra e la polizia ci ricaccia indietro. Sostiamo davanti e finalmente la metà gruppo mancante ci informa di essere all’interno, sono entrati da destra. Cerchiamo di raggiungerli, ma l’ingresso è una follia: migliaia di persone cercano di entrare, solo per scoprire che dentro è tutto chiuso. Impossibile cenare. Cerchiamo di riunirci all’altra metà del gruppo ed intanto ci compriamo un gelato all’unico chiosco ancora aperto. L’altra metà del gruppo non può raggiungerci perchè hanno chiuso il passaggio. Usciamo tutti e scopriamo che loro stanno cenando con una specie di macedonia che hanno trovato nella loro metà. Alla fermata è ovvio che il traffico è paralizzato I pochi bus che passano sono presi d’assalto al punto da temere che si ribaltino.

Torniamo a piedi.

Nihil si trascina esausta. Il gruppo la precede di parecchie centinaia di metri. Nihil decide che è troppo vecchia per fare la GMG. NIhil guarda speranzosa ogni fermata di bus, ma i pochi che passano sono colmi di gente. Nihil si trascina sempre più esausta. All’imbocco della via della scuola, Nihil pensa che la strada si sia allungata misteriosamente, perchè la scuola sembra sempre più lontana. Nihil pensa che la doccia sarà gelata, e ci sarà la coda. Anche la strada tra la chiesa e la scuola è troppo lunga. Infine si arriva.

C’è la coda per la doccia. E l’acqua è gelata.

E la prima giornata è finita.

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25 luglio

A notte fonda scendiamo dal pullman al confine perchè occorre comprare il pass autostradale austriaco, e ne approfittiamo per sgranchirci un po’. Ci sono almeno quaranta bus in coda, tutti diretti a Cracovia. Incominciamo a sospettare che la situazione sarà affollata. Infine si riparte.

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Nihil si stiracchia, ammira l’alba e scopre di essere a Vienna.

Il pullman prosegue senza soste e si ferma solo per comprare il pass autostradale cecoslovacco. Ci sono ancora più bus fermi e non ci sono bagni nè bar. Facciamo colazione con le brioches e i tetrapack di latte al cacao forniti dal parroco. I ragazzi vagano qua e là per lo squallido e affollato parcheggio, con la colonna sonora della mucca tibetana, e Nihil contempla la coda da cui è stato fagocitato l’autista, nella speranza di vederlo riemergere. Abbiamo delle facce notevolmente sconvolte.

Risaliti sul bus dobbiamo discutere con gli autisti, perchè la fermata più lunga del previsto ha sconvolto la loro tabella di marcia, ma l’idea di non andare in bagno fino al primo pomeriggio sconvolge noi. Infine ci fermiamo ad una stazione di servizio. Per andare in bagno occorrono le corone che noi non abbiamo, ma per fortuna alla cassa ci cambiano gli euro in corone. Nihil investe il resto delle corone in  un caffè pensando con nostalgia alla sua caffettiera nello zaino. Risaliamo sul bus fra i brontolii degli autisti e riprendiamo la corsa verso la Polonia. Gli autisti comprano il pass ad una stazione di servizio, con gli sloti forniti da un prete previdente perchè loro non li hanno e le carte di credito non vengono accettate, ma senza darci il permesso di scendere perchè è tardi. Nel tempo che ci mettono avremmo potuto tutti andare in bagno e mangiare, ma restiamo obbedienti sul pullman.

Dovremmo arrivare alle 12, arriviamo alle 14 senza più aver fatto soste. Il pullman ci scarica davanti alla parrocchia del Buon Pastore a Cracovia, che sarà la nostra “casa” per la GMG.

Il nostro prete è il responsabile di tutti i 600 fiorentini ospiti della struttura, perciò viene fagocitato dai suoi compiti e sparisce. Riemerge per darci il kit del pellegrino internazionale ed i buoni pasto, che facendo un notevole casino riusciamo a distribuirci. Ammiro la competenza delle ragazze del mio gruppo che dopo qualche attimo di panico colgono la mia idea di fare una coda dove passando ognuno ritira i buoni, che sono tre per ogni giorno, di colore e valore diversi: si dispongono in fila e velocemente riusciamo a consegnare a ciascuno i buoni per tutta la settimana. Naturalmente alla fine ne avanzano di un certo tipo e ne mancano di un altro, ma alla fine riusciamo a sistemare tutto. O quasi.

Infine ci dirigiamo verso a scuola che ci ospiterà. Incontriamo Magda, la responsabile della sistemazione, polacca che parla italiano. Parla come un generale dell’esercito, dandoci severe consegne sugli orari e tutto il resto. Entro la fine della settimana si beccherà un esaurimento nervoso.

Noi femmine occupiamo un aula tutta per noi, gentilmente concessaci dalla 1 D primaria. Alle pareti ci sono alfabetieri dai quali apprendiamo come sia difficile essere un piccolo bambino polacco ed imparare parole con 7 consonanti e 2 vocali.

Nihil intronizza con deferenza  la caffettiera elettrica sulla cattedra, sistema il sacco a pelo, attraversa la scuola in accappatoio sperando di non essere riconosciuta e si rassegna alla coda per la doccia che sarà una costante della settimana. L’acqua è ghiacciata, seconda costante della settimana.

Raccogliamo i ragazzi e andiamo alla Messa. La Chiesa è molto bella e Nihil stressa tutti cercando di fare catechesi biblico simbolica sulle vetrate. Il popolo di Dio non vede l’ora di scoprire come si arriva in centro per andare a mangiare.

Saliamo sul 152. Un prete, alla chiusura delle porte, esclama ansioso “Dov’è Lello?”. Un nostro ragazzo decide di rendersi utile e attacca a gridare “Lello! LE-LLO!” finche non lo zittiamo. Scesi, chiedo se ci siamo tutti e il ragazzo mi informa mesto che manca il fantomatico Lello.

Ci infiliamo in un sottopassaggio dove Nihil cambia gli euro in sloti per poi scoprire di aver sbagliato perchè ha letto il cartello a rovescio e gli danno gli sloti a 3.35 e non a 4.4, ma non importa tanto si spende meno comunque. Ovunque è un “Italiano! Batti le mani” che ti costringerebbe a battere le mani in continuazione, per cui decido che sono apolide. Ci facciamo largo fra la ressa, scopriamo di aver letto la cartina a rovescio quindi ritorniamo nel sottopassaggio dove la mia socia dissuade una intera fila di italiani dal cambiare dove ho cambiato io. L’impiegato la guarda con blando disgusto, lei ricambia con fiera indignazione.

Entriamo in un centro commerciale dove secondo la nostra cartina possiamo  mangiare con i buoni che ci sono stati dati: possiamo scegliere tra pizza e FKC.Optiamo per il pollo fritto. Impossibile parlare con gli addetti, tra lingua e folla, perciò Nihil ordina a casaccio un menù. Nihil cercherà per tutta la settimana di evitare i piatti di FKC piccanti ordinando a casaccio sempre un menù diverso, per rassegnarsi alla fine all’evidenza che FKC ficca il peperoncino OVUNQUE. Sentendo una profonda comunione di spirito con il drago di Cracovia, cui un perfido contadino servì una pecora imbottita di zolfo, Nihil cerca di spegnere l’incendio con il the che dovrebbe essere freddo ma è invece tiepido.

Gironzoliamo per il centro commerciale cracoviano (che risulta essere identico ad un centro commerciale italiano salvo la drammatica mancanza di vocali nelle scritte) insieme ad orde di gente che urla “Italiano! Batti le mani!” oppure “Brazil, lalalalà…” oppure “Beato il cuooooooore che perdooooooona!”. Ci uniamo ai cori, cantiamo, balliamo e ci fotografiamo a vicenda come ubriachi. Nihil fotografa, ma si rende conto che ci vorrebbe qualcosa che fotografi i suoni per rendere l’atmosfera di gioia che pervade le strade di Cracovia.

A fatica trasciniamo via i nostri giovani per rientrare in tempo alla scuola e non far arrabbiare Magda. Magda si arrabbierà lo stesso perchè ogni sera qualcuno rientra tardi. Vuole che rientrando firmiamo la presenza per poter poi chiudere, solo che i ragazzi entrano e poi riescono per andare in giardino a giocare a Lupus in fabula…

Nihil si stende sospirando sul duro e basso pavimento, confortata dalla visione della caffettiera che svetta sulla cattedra.

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24 luglio

L’appuntamento è alle 17 in parrocchia. Tuttavia Nihil è in quella fase di ansia da partenza in cui, fatti i bagagli, vaga per la sua camera chiedendosi se oggetti vari possano essere utili ad una GMG e stivandoli, nel dubbio, nello zaino. Di questo passo rischia di portarsi dietro sassolini dipinti e lucertole di ghisa, perciò decide che è ora di partire e arriva in parrocchia con un’ora di anticipo, pur avendo percorso la strada a velocità-bradipo per via dello zaino, zainetto, marsupio e borsa termica che non vogliono stare insieme. Posa a terra lo zaino che si capotta istantaneamente, perchè contiene proprio in cima la caffettiera elettrica, dono del parroco, che Nihil ha amorosamente riservata nuova per questa grande occasione. Arrivano piano piano anche gli altri e accatastati gli zaini nel pulmino parrocchiale, andiamo al luogo di ritrovo generale.

Fra strilli di saluto e raccomandazioni genitoriali, la folla si svaga, e i parrocchiani di Nihil con abile mossa salgono per primi sul bus. Nihil si piazza al solito posto di quando va in gita, ricordandosi solo un attimo dopo di NON essere la responsabile del pullman. In ogni caso acchiappa il posto accanto per il proprio viceparroco, che E’ il responsabile del pullman.

Nihil esibisce con orgoglio il suo cuscino semicircolare a colori sgargianti comprato dai cinesi e appena finito l’appello si addormenta felicemente, per svegliarsi poco dopo quando il viceparroco le sussurra “Vespri?” in un orecchio. Tutti hanno l’applicazione per dire i Vespri nel cellulare tranne Nihil, il cui cellulare non è internettiano, ma non importa perchè Nihil ha l’applicazione per dire i Vespri direttamente nel cervello e se la cava benissimo a dire i Vespri a memoria. NIhil si riaddormenta felicemente fino all’autogrill.

All’autogrill Nihil sfrutta una lunga esperienza di gite per battere tutti nella corsa ai bagni, poi mangia i suoi panini facendo un corso accellerato di bans ed in particolare apprendendo le abitudini della Mucca tibetana.

Dopodichè, risalita sul pullman, NIhil si riaddormenta molto felicemente fino a Vienna.

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Cracovia

E adesso sto partendo per Cracovia.

La vita è sempre incerta, ma ci sono circostanze che sono più incerte di altre. Se non dovessi tornare, sappiate che sono contenta.

Contenta di aver incontrato Cristo, contenta della mia vita finora.

Pace a voi!

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ES

 

 

Sono agli Esercizi Spirituali.

 

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Roma cinquestelle

So che la politica ha poco a che fare con la realtà e molto con l’approssimazione, però qualcuno mi deve spiegare perchè il neosindaco di Roma debba andare dal Papa a chiedere l’Imu. Con la stessa logica, potrebbe chiedere l’Imu alla Svizzera, o alla Francia , all’Austria o alla Slovenia. A meno di non rimangiarsi i Patti lateranensi o lanciare l’esercito italiano contro il Papa (cose non alla portata di un semplice sindaco, fosse anche di Roma) il Vaticano è uno stato straniero e come tale non è soggetto alle tasse italiane. Mi sembra un concetto semplice che a partire dalla II media qualunque cittadino dovrebbe aver assimilato.

L’Imu il Papa la dovrebbe pagare per le Case per ferie cattoliche?

Ma le Case per ferie sono gestite da papa Francesco? Suppongo che le Case per ferie abbiano ciascuno il proprio gestore, Ente ecclesiastico, Congregazione, Fondazione o Associazione che sia. Saranno costoro, si suppone, a dover pagare l’Imu. Cosa centra il Papa?

Se a  costoro è stato chiesto di pagare l’Imu e non l’hanno fatto, che la Finanza faccia il proprio dovere. Se a queste case non viene chiesto di pagare l’Imu, significa che per legge non lo devono fare, e non si vede perchè il Papa dovrebbe chiedere ai cattolici di pagare anche le tasse che non gli competono.

Aggiungo che Repubblica ha lanciato una decina di allarmi su strutture cattoliche che praticavano prezzi esosi e non pagavano le tasse. Tali notizie si sono rivelate sempre  tutte FALSE. Avvenire lo aveva  trasformato in una specie di gioco, pubblicare il giorno dopo il tariffario o la foto della cartella esattoriale pagata.

So che i cinquestelle ritengono ingenuo credere in un Dio che non si può vedere; mi chiedo perchè continuino a credere a notizie visibilmente false.

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